Già carica per sgambare la mia Ka-ramella passate le 11 e Max compare sulla porta.
Escludendo i giri in moto, che rientrano in altro contesto, è molto raro che qualcuno mi segua nelle digressioni notturne. Infondo, finisce sempre che io vaghi in solitudine poiché, come sembra enunciasse un certo Leonardo, "chi è solo è tutto suo". Non so quindi per quale capriccio io ieri notte abbia proposto a Max di seguirmi. Forse perché lui è la mia ombra da 15 anni, forse perché è l’unico a sapere quasi tutto di me, forse perché glielo dovevo? O forse soltanto perché a volte è bello concedere i propri segreti a chi sai che può comprenderli.
Strafatto come la solito, mi risponde: “Prendiamo la mia. Guidi tu.”
Un ultimo bicchiere indeciso tra Eclisse e Anima Nera, tabacco, filtri e cartine, patente, occhiali, cellulare e pendrive. Nel silenzio scomposto della sua Classe A, imbocchiamo via Toscana.
Il minimo non tiene neppure in quinta, ma non è un problema. Gli abbaglianti non funzionano, ma non è un problema. I freni sono alla frutta, ma non è un problema. Ciottola come un lavapiatti, ma non è un problema. Il parabrezza è indecente: diventa un problema, perché non vedo le mille stelle che iniziano a comparire. Lo stereo non si accende: questo è un grave problema; ma Max lo risolve, come sempre.. sennò non sarebbe Max.
Tranquillamente ci immergiamo nel buio ormai vicini alla mezzanotte. La strada è assolutamente deserta, il cielo è cristallino e l’aria pungente che filtra dai vetri, aperti per il fumo, fa sentire gli spilli via, via che saliamo.
Max progressivamente si ridesta dalla fattanza e si guarda attorno: "Perché mi stai portando in Futa di notte? Ma tu cosa ci fai di solito in giro per la Futa di notte? Perché proprio in Futa?"
Anche se adoro guidare da schifezza, specialmente di notte e da sola con un’auto che nonostante i cocci si difende ancora bene in aderenza, non essendo proprio un pilota scelgo la modalità rilassata, per rispetto di tutte le creature che abitano le selve di zona e del mio passeggero. Inizia il vuoto, il nulla, il silenzio. E la musica sublime degli Ophelia’s Dream porta il resto mentre Max continua a chiedermi perché.
Perché stiamo percorrendo la statale per Firenze in piena notte per poi tornare subito indietro, o perché riesco ogni giorno a stupirti con effetti speciali?
Taci, Max, e guardati attorno. Non abbiamo ancora incontrato un’auto, non esiste più nessuno stasera e sembra tutto lontano anni luce da casa e dal nostro mondo. Mano a mano che si sale le stelle si scorgono e aumentano sempre di più. Sembrano pungere insistentemente come l’aria che filtra stizzita per far risvegliare tutti silenziosamente dall’oblio. Peccato che in una città come Bologna restino sempre oscurate da luci e fumi tossici..
“Ale, ma mamma tua lo sa che ha infilato qualche pezzo di troppo in quella capa?”
Al Passo della Raticosa ci fermiamo. Scendiamo dall’auto per accendere una paglia, ma l’aria sempre più gelida ci convince a tornare immediatamente dentro. Restiamo a guardare attraverso i vetri torbidi della Classe A l’eccesso di stelle in quel cielo irreale, mentre con lui brillano anche le infinite luci delle città lontane e i lampi di un più vicino temporale. La voce sublime di Susanne Stierle si mescola ogni tanto con quella divina di Pandora e tutto è ancora più incantevole, tanto che Max si è ormai completamente svegliato dal suo torpore. E tutto tace.
Tutto tace. Almeno fin quando gli unici fari ad apparire sulla strada rallentano, invertono marcia, si accostano, si arrestano e frantumano silenzio, chimere e maroni premurandosi di verificare i dati anagrafici di due loschi individui in tuta da sci che alle una di notte sostano dentro una sospetta Classe A grigio-zozzo, sotto lampione e webcam della Raticosa, con due soprani che gorgheggiano nello stereo, rullando un controverso "Drum" senza neppure sdraiare i sedili..
Ringraziandoli per la boccata d’aria gelida e la rottura.. dell’incantesimo, riprendiamo la strada di casa cercando di non investire la moltitudine di gatti con topi in bocca, volpi intraprendenti e tassi alticci e sonnacchiosi che sbarellano in carreggiata. E mentre i Dark Sanctuary ci scortano nel rientro e Max mi ringrazia per questo regalo parlando non so come del Papa, mi sovviene una Stella a cui dedicare questa splendida notte.
Lamps, fratello..

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