Thursday, 12 November 2009

Aperitivo in Officina

La sveglia interrompe l’unico momento gradito della notte e già intuisco l’odore che avrà l’odierno presente: sporco e caliginoso, come solo il mio umore in certi giorni sa essere.
Tra i fendenti di un vento gelido, il sole del limpido giorno splende e nella mia nebbia impedisce la vista. La gabbia è davvero stretta oggi e rende goccia ogni pensiero.
La sosta da Loris infine non perdona e l’alcool produce sempre più infausti effetti: un’alba sopra un deserto di ghiaccio. Forse candida o forse impervia, forse adesso o forse mai, forse dovrei o forse no.  In sostanza è il consueto vuoto a ristagnare e la necessità impellente è spazzarlo via.

Una lunga evasione può solo giovare. Vorrei guardare l’asfalto scivolare via guadagnando terreno verso lo spazio illimitato, sentire il rumore della vita che avanza e l’aria aprirsi davanti come un tendone da circo. In realtà prendo il vecchio Mercedes di mio padre e lo scorto in Futa sopra un adagio. Dopo una giornata frustrante come questa, posso solo mestamente risalire la Signora Statale. Il silenzio della notte in vetta al Passo distrae dalla desolazione coperta di polvere bianca che si mostra ad ogni singolo risveglio, e questa è la ragione per cui non vorrei mai tornare.


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