Capita così,
per caso. Sopraggiungono tristezze improvvise, amarezze inaspettate e dolori
immeritati. Accadono tutti assieme, uno in fila all’altro come un corteo funebre.
E io vorrei
morire.
Poi ti
chiamo, per caso, mentre annaspo nel tentativo di non affondare.
Capita con
una ragione precisa, che non c’entra niente col mio stato d’animo.
Con una scusa
che è forse molto più comprensibile a te che a me.
Sai così poco
di me e sei l’ultima persona che cerco in questi momenti.
Ma ti chiamo,
senza aspettative, senza dirti niente.
Ti chiamo e
tu mi rispondi. E finisce sempre che facciamo un giro in moto.
E spesso c’è
pure il sole. Forse perché sa che ci piace quando sbuca, mentre le gomme
corrono soddisfatte sull’asfalto.
Non ricordo
una sola volta in cui mi hai risposto di No.
L’unica cosa
che so dirti è “grazie”, anche se penso che tu non te ne faccia di niente.
Non sai
neppure perché te lo dico, non parliamo mai molto.
E’
sicuramente più il tempo che abbiamo trascorso in moto di quello che abbiamo
passato a conoscerci. Trascorrono mesi prima che ci si incontri di nuovo.
Ma quelle
rare volte io guardo la tua moto sopravvissuta, sento il tuo abbraccio
incondizionato, vedo il tuo sorriso pulito e sto bene così, per il tempo che
dura il percorso, prendo aria prima di tornare a brancolare nel buio.
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