Thursday, 9 January 2014

Nebbie invernali e ore di sole

Dopo tutto, mi ritrovo ancora troppo spesso immersa in quei momenti di profondo sconforto, in cui la vita sembra prendersi riscatti incomprensibili e l’anima vorrebbe solo poter volare via lontano.

Capita così, per caso. Sopraggiungono tristezze improvvise, amarezze inaspettate e dolori immeritati. Accadono tutti assieme, uno in fila all’altro come un corteo funebre.

E io vorrei morire.

Poi ti chiamo, per caso, mentre annaspo nel tentativo di non affondare.

Capita con una ragione precisa, che non c’entra niente col mio stato d’animo.

Con una scusa che è forse molto più comprensibile a te che a me.

Sai così poco di me e sei l’ultima persona che cerco in questi momenti.

Ma ti chiamo, senza aspettative, senza dirti niente.

Ti chiamo e tu mi rispondi. E finisce sempre che facciamo un giro in moto.

E spesso c’è pure il sole. Forse perché sa che ci piace quando sbuca, mentre le gomme corrono soddisfatte sull’asfalto.

Non ricordo una sola volta in cui mi hai risposto di No.

L’unica cosa che so dirti è “grazie”, anche se penso che tu non te ne faccia di niente.

Non sai neppure perché te lo dico, non parliamo mai molto.

E’ sicuramente più il tempo che abbiamo trascorso in moto di quello che abbiamo passato a conoscerci. Trascorrono mesi prima che ci si incontri di nuovo.

Ma quelle rare volte io guardo la tua moto sopravvissuta, sento il tuo abbraccio incondizionato, vedo il tuo sorriso pulito e sto bene così, per il tempo che dura il percorso, prendo aria prima di tornare a brancolare nel buio.
 
 

 

 

 

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